SPOTIFY NON PIACE AI MUSICISTI!

di L. F. Commenta

E Thom Yorke esce da Spotify… Ritirati, infatti, i dischi pubblicati da solista e col nuovo gruppo Atoms for Peace, mentre resta disponibile la discografia dei Radiohead. Il motivo? Pare che la “radio personalizzata” non riconoscerebbe il lavoro degli artisti, non remunerandoli in maniera adeguata.

Credit: foto tratta dal sito ufficiale Radiohead

Il Twet lanciato dal leader dei Radiohead, che ha poi innescato un lungo dibattito, è chiarissimo: “Non fatevi ingannare, i nuovi artisti che scoprite su Spotify non vengono pagati”. E le risposte dai parte dei followers non tardano ad arrivare, dividendosi, inevitabilmente, tra sostenitori e critici. Yorke porta però avanti la sua battaglia sostenendo si tratti di una questione di principio, anzi di solidarietà: “Mi schiero in favore dei colleghi musicisti”. A supportare Yorke, poi, ci pensa il manager, Nigel Godrich, spiegando che i servizi di streaming sarebbero validi solo per il catalogo, e cioè per gli artisti già affermati, mentre non serve agli emergenti. Per ogni ascolto su Spotify agli artisti vanno meno di 0,5 centesimi di euro, quindi dopo 1 milione di ascolti (magari!) all’autore entrano meno di 5mila euro. Il che se può essere abbastanza per artisti affermati ma è decisamente poco per quelli appena nati. Questo problema mina anche la sopravvivenza stessa di Spotify e di analoghi servizi. Senza musica nuova, infatti, la forza della piattaforma verrebbe meno. La denuncia di Yorke ha raccolto il sostegno di molti artisti emergenti e in molti hanno già deciso di fare a meno della distribuzione dei servizi in streaming a pagamento e hanno scelto l’ascolto gratuito sulle piattaforme disponibili online e il download a pagamento. Meglio regalare lo streaming e sperare nel download che avere uno spazio su Spotify ma per ricevere, in cambio, solo delle “briciole”.

Spotify, dal canto suo, si difende con queste parole: “L’obiettivo del nostro progetto è quello di fornire un servizio che piaccia agli utenti, che sia pagato dagli utenti, e che fornisca all’industria musicale il supporto finanziario necessario per investire in nuovi talenti”.

E non solo, sempre lo staff di Spotify, pubblica anche uno studio legato al download illegale di file musicali, un’abitudine che, specie in Italia, è un vero e proprio fenomeno culturale. Al punto che la ricerca, incentrata sul fenomeno nei Paesi Bassi, ha preso il nostro Paese come pietra di paragone. Un paragone, chiaramente e tristemente, non in positivo. La relazione evidenzia come questo comportamento sia una “tendenza diffusa”, e nota che “10.7 milioni di indirizzi IP italiani hanno scaricato musica illegalmente nel 2012”. In poche parole 77 connessioni residenziali su 100 non hanno resistito alla tentazione di impossessarsi gratuitamente dei file. Le cifre, insomma, sono da capogiro!

Chiaramente la ricetta offerta da Spotify per arginare il fenomeno è, guarda caso… Spotify stesso che garantirebbe, con il suo servizio, una percentuale meno alta di pirateria! La Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), però non è completamente d’accordo. “L’arrivo in Italia del servizio in streaming offerto da Spotify ha fortemente accresciuto il valore dell’intero mercato musicale, aumentando le possibilità di fruizione per gli utenti e innovando questo settore in modo tale da offrire una sempre migliore offerta legale in alternativa alla pirateria ma l’aumento delle possibilità date dell’offerta legale, però, non è sufficiente a ridurre quella illegale”.

Secondo la federazione, infatti, l’unica possibilità di contrastare la pirateria è l’integrazione di variegata offerta con delle forme di tutela legale.

Non sempre comunque il download illegale danneggia la musica… il Joint Research Centre, che ha svolto uno studio per la Commissione Europea, infatti, afferma che “la pirateria musicale digitale non dovrebbe essere considerata una crescente preoccupazione per i detentori di copyright”. Perché? Perché sembra che gran parte della musica consumata illegalmente dagli individui del campione non sarebbe comunque stata acquistata, anche nel caso in cui non fossero stati disponibili i siti di download illegale…

Voi, cosa ne pensate?

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