Con «Io non credevo che questa sera» si chiude la storia dei La Crus

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Il loro ottavo album, intitolato «Io non credevo che questa sera», uscito agli inizi di febbraio, sarà l’ultimo in assoluto per i La Crus, gruppo milanese formato da Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti e Alessandro Cremonesi, che si è formato nel 1993 e ha pubblicato il suo primo album nel 1995, conquistando nella loro lunga carriera molti riconoscimenti, tra i quali il Premio Tenco.
«Questo disco, oltre a coronare più di dieci anni di carriera, segna la fine del progetto La Crus. Quando lavori insieme per quindici anni ci sta anche che arrivi ad una fine», spiega «Joe», ovvero Mauro Ermanno Giovanardi, voce dei La Crus. «A un certo punto tutti devono avere il coraggio di fare un tipo di scelta e chiudere un certo periodo: non si può andare avanti per sempre con certe cose quando sai che ci sono dei problemi. La scelta di mettere la parola fine al gruppo nasce da un’onestà nei confronti della musica», spiega Cesare Malfatti, chitarrista, «abbiamo deciso e abbiamo capito che questo gioco non poteva andare avanti per molto».

Il disco contiene sedici brani: tre inediti e altre tredici canzoni registrate in presa diretta durante un loro concerto del 2005 a Rimini con l’Orchestra da Camera delle Marche che ripercorrono la carriera del gruppo.
I tre inediti presenti sono «Mentimi», scelta come primo singolo estratto, «Entra piano» e «L’autobiografia di uno spettatore».
L’ultimo Tour dei La Crus partirà da metà aprile e si concluderà a dicembre: «Ci sarà almeno un ottetto di archi che ci accompagnerà fino a dicembre», spiega Joe, «e nella parte del tour estivo faremo un live sicuramente più energico rispetto a quello invernale, che sarà invece più di atmosfera. Pensiamo che l’ultima data sarà intorno a Natale e sarebbe bello chiudere qui a Milano».
Così, dopo una carriera durata quindici anni, i La Crus chiuderanno la loro storia, ma i singoli componenti proseguiranno comunque con altri progetti.
«E’ finita come una storia d’amore: quando ti rendi conto che non funziona più è meglio stroncarla che trascinarla», conclude Joe, «Saremmo arrivati ad altri compromessi che sarebbero andati a pesare in negativo sulla nostra musica. Avremmo potuto andare avanti, fregarcene e fare dei dischi così tanti per fare, ma non ci sembrava il caso. I La Crus sono stati un gruppo importante, preferisco chiudere un’esperienza e lasciare delle cose fatte in un certo modo. E’ una scelta di onestà intellettuale».

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